Avvocato Immigrazione ed Estradizione a Roma
Non si dovrebbe correre il rischio di essere smentiti affermando che per un immigrato, la prima azione utile da compiere appena entrato nel territorio italiano, è quella di rivolgersi ad un avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione.
Come insegna la situazione attuale nessuna condizione è più bisognosa di tutela se non quella dello straniero in terra straniera, nonostante i concetti di cittadinanza universale, di uguaglianza e libertà tra i popoli, di tolleranza verso lo straniero, siano i primi baluardi della democrazia fin dagli albori, come testimonia, non a caso, Socrate: “Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo”.
Accade invece esattamente il contrario: lo straniero costretto a confrontarsi con la normativa legata alla sua accoglienza, attraversando complicati percorsi burocratici, è quanto di più estraneo al concetto di cittadinanza universale.
Ogni nazione ospitante ha infatti una sua speciale normativa in materia di immigrazione che, seppur uniformata al rispetto di principi fondamentali stabiliti a livello internazionale, è vincolata alle proprie caratteristiche sociali economiche e politiche.
Per questo motivo è auspicabile che ogni immigrato, all’ingresso nel territorio dello stato, anche nell’ambito delle attività di accoglienza dei Centri per l’immigrazione, sia messo in condizione di rivolgersi ad un avvocato che sappia tutelare i suoi diritti primari e possa garantire la corretta applicazione delle norme che riconoscono il diritto dell’immigrato di entrare e soggiornare nel territorio italiano.
Studio Legale Immigrazione Roma
La necessità maggiormente rappresentata dallo straniero che intenda radicarsi nel territorio italiano, è una figura di supporto nella realizzazione e difesa dei diritti di permanenza, di lavoro e di integrazione.
Il riferimento naturale è l’avvocato esperto in immigrazione, spesso affiancato a strutture di accoglienza attraverso specifiche collaborazioni con i Consigli degli Ordini Forensi delle aree più colpite dai fenomeni di immigrazione clandestina, altre volte professionisti indipendenti, ma sempre e comunque uno strumento indispensabile per la presentazione di istanze e ricorsi, per la consulenza, la traduzione nella lingua di origine con interpreti di fiducia e l’assistenza tecnica in una materia fortemente contaminata dal diritto amministrativo.
Un sostegno non solo nella prima accoglienza dell’immigrato irregolare, ma anche per lo straniero che debba intraprendere un’attività commerciale, effettuare una compravendita immobiliare,rinnovare il permessodi soggiorno o che sia implicato in vicende di rilevanza penale.
La materia dell’immigrazione è integralmente regolamentatadalTesto unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Decreto Legislativo n. 286 del 25 luglio 1998) che ingloba i più ampi settori del diritto, ovvero amministrativo, civile e penale, dai quali non si può prescindere per garantire adeguata tutela all’immigrato, così come appartengono alla competenza del professionista tutte le normative internazionali che regolano i rapporti reciproci con l’Italia e gli Stati esteri.
Soggiorno per motivi di Lavoro
L’immigrazione per motivi di lavoro, come disciplinata dal Decreto Legislativo n. 286 del 25 luglio 1998, prevede innanzitutto che l’ingresso sia consentito entro determinate quote e su impulso del datore, che dovrà garantire la rispondenza a requisiti lavorativi ed economici, impegnandosi a coprire le spese di ritorno in patria e a comunicare ogni variazione del rapporto di lavoro.
Le sanzioni comminate per l’assunzione di un immigrato privo di regolare permesso di soggiorno sono di carattere penale e di estremo rigore, anche per fronteggiare il fenomeno dello sfruttamento dell’immigrato irregolare, particolarmente vulnerabile a situazioni di abuso lavorativo.
Peraltro, meritano attenzione anche le situazioni degli stranieri interessati ad esercitare attività lavorativa autonoma in forma di impresa oraggiungere posizioni professionali altamente qualificate, essendo comunque richiesta la sussistenza di prerequisitiai quali è subordinato il rilascio del primo permesso di soggiorno.
Il lavoro può essere non lo scopo primario ma l’obiettivo che l’immigrato si prefigga di raggiungere attraverso lo studio nel territorio statale. Se per i minori stranieri presenti in Italia l’istruzione di base è un diritto inalienabile e attuato direttamente dallo Stato anche nei confronti degli irregolari, il diritto allo studio universitario è condizionatoalla capienza nelle quote di ingresso, se non derogabili a fini di ricerca scientifica, e al possesso di sufficienti mezzi di sostentamento.
Connesso all’esercizio del diritto allo studio è il riconoscimento o l’equipollenza dei titoli conseguiti in patria, su criteri più o meno restrittivi a seconda del loro utilizzo per l’iscrizione nelle liste di collocamento, la partecipazione a concorsi pubblici o l’accesso agli albi professionali. Il principio di uguaglianza si esplica non solo nell’ambito lavorativo, ma anche in quello sociale, tanto che dal combinato disposto del Testo Unico sull’Immigrazione e del Decreto Legislativo n. 5 del 2007, è riconosciuto allo straniero regolarmente soggiornante nel territorio nazionale il diritto di ricongiungersi con il coniuge e/o i familiari aventi caratteristiche di non autosufficienza che si trovano all’estero, purchéegli detenga un alloggio idoneo all’ospitalità ed un reddito non inferiore alle soglie dell’assegno sociale. Alla relativa istanzasegue una procedura di rilascio che coinvolge la Pubblica Amministrazione su più fronti, dagli Uffici Tecnici fino alla Prefettura, per stabilire la sussistenza di requisiti obiettivi e soggettivi.
Un iter spesso soggetto a ritardi, dinieghi e valutazioni discrezionali, come quella sulla natura dei vincoli familiari o dei legami sociali con il Paese d’origine, che possono divenire insormontabili per l’immigrato privo di assistenza legale.
Immigrato per motivi di necessità: status di rifugiato
Quando l’immigrato entra in Italia per fuggire da persecuzioni, torture o guerra nel Paese di origine, può chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato e soggiornare nel territorio dello Stato in attesa che la Commissione si pronunci sulla richiesta di protezione internazionale. Se nella fase preliminare alla decisione,direttamente gestita dalla Questura,l’assistenza del legale è fortemente consigliata, nella procedura davanti alla Commissione che decide se accogliere la domanda, l’assistenza legale è indispensabile perché prevede non solo l’audizione del richiedente ma anche l’esame di memorie che illustrano la ragionevolezza della domanda.
Nei casi di rigetto, può aprirsi una fase giurisdizionale dove il legale dovrà adoperarsi a scongiurare la pronuncia di inammissibilità della domanda, che imporrebbe il rimpatrio forzoso dell’immigrato.
Consulenza ed Assistenza Legale stragiudiziale
La trattazione delle vicende peculiari dell’immigrazione coinvolgono un’assistenza all’immigrato principalmente a livello stragiudiziale, tese al riconoscimento di posizioni giuridiche fondamentali.
Si pensi agli adempimenti richiesti per l’inserimento nel mondo del lavoro o al conseguimento di benefici come alloggi ed esenzioni alla spesa pubblica o ancor prima, alla possibilità di permanere regolarmente nel territorio, che presuppone la scelta del visto d’ingresso o del permesso di soggiorno più idoneo alle circostanze. L’assistenza stragiudiziale si esplica anche nelle successive domande di conversione, proroga e rinnovo di tali permessi ed eventualmente, in caso di ritardo nella definizione della domanda, mediante diffida e messa in mora della Pubblica Amministrazione competente presso il Ministero dell’Interno.
La cittadinanza ed il riconoscimento di altri diritti personali sono le tematiche sicuramente più sentite nell’ambito dell’immigrazione perché consentono l’equiparazione ai cittadini italiani iure sanguinis. Pertanto, l’oggetto della consulenza potrà riguardare le condizioni previste per l’acquisizione della cittadinanza, seguendo gli sviluppi della pratica fino al decreto di conferimento, o la possibilità dicontrarre matrimonio all’estero o ancora i limiti per la delibazione delle sentenze straniere che incidono su diritti esercitati anche dopo l’ingresso in Italia, come adozioni e separazioni.
In ambito penalistico, la commissione di reati, oltre alla difesa giudiziale, comporta lapresentazione di domande di riabilitazione e di estinzione del reato per poter restare legittimamente nel territorio, fino ai casi di opposizione alla richiesta di espulsione come conseguenza del reato.
Giudizio civile ed Amministrativo presso il Tar di Roma
I procedimenti giudiziali in materia di immigrazione per la contestazione dell’allontanamento dal territorio nazionale, qualunque sia la tipologia del provvedimento, sono soggette al rito sommario di cognizione come disposto dal Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150.
Si applicano dunque gli articoli di cui al Libro IV, Titolo I Capo III bis del Codice di Procedura Civile, che prevedono la proposizione del ricorso completo di ogni elemento in fatto e diritto entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento (60 se l’immigrato è già fuori dal territorio nazionale), la comparizione delle parti con l’audizione dell’immigrato, lo svolgimento con istruzione sommaria sulla base dei documenti allegati in sede di costituzione dalle parti e la definizione con ordinanza immediatamente esecutiva. Il procedimento è improntato al rispetto di termini perentori abbreviati per consentirne la definizione in tempi più brevi rispetto all’ordinario giudizio di cognizione, vale a dire venti giorni dal deposito del ricorso.
L’oggetto di impugnazione determina la competenza funzionale del giudice, imponendo la trattazione innanzi al Tribunale per le controversie nelle materie di mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore dei cittadini degli altri Stati membri dell'Unione europea o dei loro familiari, di mancato riconoscimento della protezione internazionaleo dell'opposizione al diniego del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, nonché contro gli altri provvedimenti dell'autorità amministrativa in materia di diritto all'unità familiare. Il procedimento è invece radicato innanzi al Giudice di Pace se riguarda l’espulsione dei cittadini di Stati che non sono membri dell'Unione europea e la relativa ordinanza non è appellabile.
Il difensore, la cui presenza per l’immigrato è imposta dalla legge, è opportuno chieda in via cautelare la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto per evitare l’allontanamento coattivo dello straniero prima del processo.
Accertata l’infondatezza delle ragioni che hanno determinato l’espulsione –esecuzione di sentenza di condanna, mancanza dei requisiti previsti per il soggiorno, motivi di ordine pubblico o sicurezza – le stesse dovranno essere esposte a pena di inammissibilità nel ricorso.
Brocardo di ogni procedimento è il rispetto del principio del contraddittorio, sul quale il difensore vigila partecipando all’audizione dell’immigrato, ricevendo tutte le notifiche inerenti il procedimento ed assicurando il diritto alla comprensione linguistica con l’aiuto di un interprete.
Avvocato per Estradizione
L’intera procedura dell’estradizione è disciplinata dagli artt. 697 e segg. del Codice di Procedura Penale e si avvia sulla base di una specifica domanda presentata al Ministero della Giustizia dallo Stato estero richiedente, allegando il provvedimento restrittivo o la sentenza di condanna a pena detentiva con gli elementi utili ad identificare il reo ed il reato, insieme all’assicurazione che per eseguire la condanna non sarà inflitta la pena di morte.
Ricevuta la domanda, il Procuratore generale presso la Corte di Appello territorialmente competente dispone la comparizione dell’interessato, che ha la facoltà di acconsentire all’estradizioneevitando il giudizio innanzi alla Corte di Appello.
Al termine della fase preliminare la Corte di Appello esamina la requisitoria del Procuratore generalein contraddittorio con il Pubblico Ministero ed ascolta l’imputato, il cui difensore può presentare memorie e documenti. La sentenza sull’esistenza delle condizioni per l’accoglimento della domanda, quando è favorevole all’estradizione, dispone anche la custodia in carcere ed eventuali misure cautelari.
La ricorrenza delle condizioni deve essere valutata con estrema accortezza, in caso dubbio o contrario non può essere pronunciata così come non può disporsi l’estradizione in assenza di garanzie sul rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo o dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico statale.
Nel caso di estradizione all’estero per l’esecuzione di una sentenza di condanna o di un provvedimento restrittivo, dovrà essere accertato dal difensore che non sia richiesta per un reato politico e che non verranno posti in essere atti discriminatori o persecutori o la pena capitale.
Di diversa matrice ma con lo stesso effetto di allontanamento è il decreto di espulsione, disposto dagli organi amministrativi per motivi attinenti all’ordine pubblico e sicurezza dello Stato, per irregolarità attinenti all’ingresso e al soggiorno dell’immigrato o infine a seguito di condanna dalle autorità giudiziarie.
Le caratteristiche del procedimento di espulsione impongono particolare attenzione in quanto connotate da discrezionalità e immediatezza. Difatti, se di norma la sussistenza dei requisiti per procedere all’espulsione è ad accertamento vincolato, nel caso sia disposta per pericolosità sociale sono coinvolte valutazioni di elementi soggettivi, come la personalità dell’immigrato.
Se poi l’espulsione è disposta dal Prefetto, il relativo decreto va motivato limitatamente ai presupposti di legge e non deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento amministrativo ma direttamente notificato allo straniero.
L’immigrato, regolarmente soggiornante, può ambire al riconoscimento della cittadinanza italiana ove presenti requisiti predeterminati per legge. Il procedimento inizia presentando istanza al Ministero dell’Interno o al Tribunale competente, per ragioni di matrimonio, iure sanguinis, residenza, discendenza, acquisto e riacquisto.
Non di rado la concessione della cittadinanza è materia di contenzioso, o per la mancata risposta della P.A. entro il termine improrogabile di 730 giorni o per il rigetto nel merito della domanda a causa della mancanza di presupposti, anche di natura soggettiva ed implicanti valutazioni discrezionali, come l’interesse pubblico, l’integrazione sociale, la regolarità fiscale, l’idoneità dei redditi.
Numerosi sono poi i casi in cui l’avvocato esperto in immigrazione assiste lo straniero per la riabilitazione penale a seguito di condanna, al fine di presentare con successo istanze alla Pubblica Amministrazione in materia di cittadinanza italiana o permesso di soggiorno.
Al decorso positivo del termine di osservazione, previsto dopo la condanna pronunciata a seguito di applicazione della pena su richiesta delle parti, l’immigrato deve proporre apposita istanza al giudice dell’esecuzione per ottenere il riconoscimento dell’avvenuta estinzione del reato, non operando con effetti automatici a differenza della riabilitazione penale ex articolo 178 del Codice Penale.
La tutela della posizione processuale dell’immigrato si attua principalmente garantendogli un giusto processo e ciò avviene anche mettendolo in condizione di conoscere quali sono le contestazioni, i diritti ed i doveri correlati.
Pertanto, pressoché in ogni procedimento che veda implicato un immigrato, sia esso penale o civile, è frequente l’incarico in veste di consulente tecnico ad un esperto traduttore nella lingua dell’immigrato, che traducale dichiarazioni, gli atti ed ogni informazione rilevante.Il consulente tecnico può esplicare il suo mandato anche nelle controversie fondate sulla valutazione di elementi soggettivi.
Così sarà richiesta la consulenza di psichiatri forensi qualora sia in discussione l’indole violenta del soggetto o l’attitudine a costituire pericolo per l’ordine pubblico o nei casi in cui sia da valutare il turbamento esistenziale a seguito di allontanamento coattivo ingiustificato dal territorio. Peculiare è l’intervento infine di consulenti tecnici in veste di osservatori multidisciplinari delle situazioni politiche e socio-culturali internazionali, quando ad esempio sia sub judice la richiesta di protezione internazionale.
Assistenza Legale visto d'ingresso
L’ingresso dell’immigrato nello Stato è sempre soggetto al rispetto di normative specifiche che spesso sono aggirate per eludere i controlli alle frontiere o le quote di entrata.
Chiunque penetri sprovvisto di visto di ingresso o non ottemperi all’ordine di espulsione o ancora, una volta espulso rientri in Italia senza autorizzazione, si definisce clandestino e soggiace a responsabilità di ordine penale e civile. In attesa di una nuova regolamentazione per decreto delle fattispecie penali legate all’immigrazione clandestina, la violazione delle modalità di ingresso e soggiorno nel territorio dello Stato può prevedere l’arresto obbligatorio anche fuori dai casi di flagranza (arresto alla frontiera), processatacon rito direttissimo e punita con la reclusione fino a 5 anni.
In casi più lievi, come l’immigrato che ritardi l’espulsione volontaria, il Giudice di Pace potrà irrogare una multa ma non la sanzione della reclusione. Altre sanzioni di carattere amministrativo sono applicate quando lo straniero, seppur dotato di regolare permesso o visto, ometta di dichiarare la sua presenza alla Questura entro 8 giorni dall’ingresso. La regolamentazione dell’ingresso clandestino nel territorio italiano ha subito profondi cambiamenti, imposti da situazioni di estrema emergenza.
Si è vista ad esempio l’applicazione dell’aggravante della clandestinità all’immigrazione irregolare e l’inasprimento delle pene detentive con minore effettività delle espulsioni a favore della reclusione. La diffusa incriminazione della immigrazione clandestina ha comportato il sovraffollamento di penitenziari e centri di accoglienza, cosicché, progressivamente e per effetto di pronunce di incostituzionalità, le pene detentive sono state sostituite dalle pene pecuniarie come avviene per l’immigrato che soggiorna irregolarmente in Italia, al quale si applica ora la sanzione amministrativa dell’accompagnamento immediato alla frontiera, affidata al Questore anziché al Pubblico Ministero, come sancito dalla Corte Costituzionale con ordinanza n. 369 del 1999.
- Principali diritti dell’immigrato
Ogni soggetto straniero presente nel territorio dello Stato può godere degli stessi diritti costituzionalmente riconosciuti ai cittadini italiani.
Presupposta la regolarità della sua posizione giuridica, innanzitutto all’immigrato deve essere data la possibilità di ricostituire il nucleo familiare con l’ingresso contemporaneo o il successivo ricongiungimento dei familiari. Il diritto all’alloggio è garantito dallo Stato con l’inserimento nelle graduatorie di edilizia pubblica e i sussidi per l’affitto, purché dimostri di essere regolarmente occupato o iscritto nelle liste di collocamento. Così come per i cittadini italiani, anche per gli immigrati non può essere negato il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria che si esplica per gli immigrati regolari mediante l’iscrizione al servizio sanitario nazionale mentre per gli immigrati irregolari, anche per esigenze di igiene pubblica, è sempre garantita la cura ospedaliera urgente o essenziale.
Tra i diritti riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e recepiti internamente dalla Costituzione, rientra anche lo studio gli studenti stranieri dotati di permesso di soggiorno, eventualmente specifico per motivi di studio, potranno usufruire di tutto il percorso formativo, dai corsi base di alfabetizzazione fino alle Università e ai dottorati di ricerca.
I minori, ai quali anche se irregolari o non accompagnati, non possono essere negati i diritti universali del fanciullo, godono imperativamente di tutti gli strumenti atti ad assicurare loro protezione, istruzione, salute e partecipazione, mantenendo la permanenza nel territorio sotto la custodia di appositi Comitati e, al raggiungimento della maggiore età, in presenza di determinate condizioni, otterranno il permesso di soggiorno. Garante delle posizioni giuridiche dell’immigrato è l’avvocato, al quale è affidata anche la vigilanza sul rispetto del processo equo ed imparziale, soprattutto quando siano adottate decisioni a discrezionalità amministrativa.
Se i suddetti benefici possono essere riconosciuti a livello di diritti inalienabili per gli immigrati regolarmente presenti, nei confronti degli immigrati clandestini va comunque garantito l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla giustizia e alla libertà di culto.
Il diritto al risarcimento in caso di diniego di soggiorno illegittimo
La permanenza dell’immigrato nel territorio italiano e l’accesso a tutti i benefici sopra descritti, è però subordinata al possesso del permesso di soggiorno. Se la presenza nello Stato non è transitoria si può arrivare ad ottenere il soggiorno CE per il lungo periodo, valido a tempo indeterminato e senza obbligo di rinnovo. Tuttavia, se l’autorità interpellata non ravvisa la sussistenza dei requisiti di legge, la domanda di soggiorno può essere rigettata e se oggetto della richiesta è il rinnovo, può essere disposta la revoca del permesso di soggiorno originario. Accade ad esempio se lo straniero sia ritenuto pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica per aver commesso reati inerenti la libertà sessuale, il traffico di stupefacenti, l’immigrazione clandestina. Nell’accertamento dei requisiti dettati per la concessione del permesso di soggiornodalle disposizioni del Testo Unico sull’Immigrazione, subentrano circostanze soggettive come vincoli familiari e sociali con il Paese di origine, pericolosità per l’ordine pubblico e la sicurezza statale o l’entità della condanna e la gravità del reato commesso.
Ciò comporta che, in assenza di parametri obiettivi ai quali rapportare la valutazione, questa possa risultare inesatta, anche alla luce delle investigazioni assunte dalla Questura. Se dunque l’erronea valutazione dei fatti a causa della quale il permesso di soggiorno è negato, dipenda da colpa della Pubblica Amministrazione accertata processualmente, per violazione dei canoni di imparzialità, correttezza e buona fede, il diniegoè illegittimo ma prima della fase giudiziale di impugnazione avanti al Giudice di Pace, l’autorità può dare esecuzione al provvedimento ordinando l’espulsione dell’immigrato divenuto irregolare.
Questa conseguenza espone la Pubblica Amministrazione al risarcimento nei confronti dell’immigrato che veda riconosciuta l’illegittimità del decreto e che dall’allontanamento coatto dal suo contesto sociale, familiare e lavorativo abbia subito grave pregiudizio patrimoniale ed esistenziale. In un ordinario procedimento di cognizione, esterno al procedimento sommario per l’impugnazione del diniego, può essere convenuto il Ministero dell’Interno per il risarcimento del danno, commisurato a circostanze di fatto come la perdita di chances lavorative e le spese occorse al rimpatrio e al mantenimento nel Paese di origine quanto al danno patrimoniale, mentre il danno esistenziale è dimostrabile anche per presunzioni e liquidabile in via equitativa, per il sol fatto obiettivo dell’alterazione degli assetti relazionali e della personalità oltre all’eventuale perdita dei requisiti per richiedere un nuovo visto di ingresso.La giurisprudenza amministrativa di merito si è confrontata più volte con l’illegittimità del diniego.
Si pensi al caso in cui il soggetto è sprovvisto di occupazione perché inabile al lavoro ma egualmente autosufficiente per aver accantonato somme ricevute a titolo di risarcimento danni da incidente stradale (“Va considerato illegittimo il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno allo straniero, motivato con il mancato svolgimento di attività lavorativa, qualora lo stesso, legittimamente soggiornante in Italia, abbia subito un grave incidente che pur rendendolo inidoneo all'attività lavorativa, facendogli riportare una invalidità civile in percentuale altissima, sia stato risarcito per il danno, in modo assai sostanzioso; non v'è dubbio, infatti, che, in tale ipotesi, egli possieda un reddito (atteso che a tale nozione può essere ricondotto il perceptum a titolo di risarcimento del danno)” Consiglio di Stato, Sez. VI, 23/06/2008, n. 3149) o al caso in cui la valutazione della pericolosità si sia basata su sentenze, anche a carico di terzi collegati all’immigrato, non ancora passate in giudicato.
immigrato, Direzione centrale dei Servizi civili per l'Immigrazione e l'Asilo, giudice
Immediatamente dopo l’ingresso nel territorio dello stato, l’immigrato irregolare viene ospitato in centri di accoglienza gestiti attraverso le Prefetture dalla Direzione Centrale dei Servizi Civili per l’Immigrazione e l’Asilo, al fine di controllare la loro posizione giuridica e decidere per la richiesta di protezione internazionale o l’espulsione, in questo ultimo caso previa convalida del trattenimento. I richiedenti asilo sono invece accolti nei centri appositi nei quali potranno usufruire dei servizi essenziali, sostenuti dalla Direzione Centrale che offre anche informazioni ed assistenza nella presentazione delle domande di asilo.
La Direzione ha anche l’onere di porsi come intermediario nella ricerca di un difensore specializzato nella gestione dell’immigrazione irregolare e che garantisca l’esercizio del diritto di difesa dell’immigrato durante la convalida del trattenimento e della sua proroga innanzi al Giudice di Pace, che ha competenza funzionale per le cause inerenti il trattenimento presso i Centri di permanenza temporanea, una fase in cui il contraddittorio è assente nonostante sia stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 4544 del 24 febbraio 2010 che: “Al procedimento giurisdizionale di decisione sulla richiesta di proroga del trattenimento presso un Centro di Permanenza Temporanea dello straniero, già sottoposto a tale misura per il primo segmento temporale previsto dalla legge, devono essere applicate le stesse garanzie del contraddittorio, consistenti nella partecipazione necessaria del difensore e nell'audizione dell'interessato, che sono previste esplicitamente, ai sensi dell'art. 14, quarto comma, del d.lgs. n. 286 del 1998, nel procedimento di convalida della prima frazione temporale del trattenimento, essendo tale applicazione estensiva imposta da un'interpretazione costituzionalmente orientata del successivo comma quinto, relativo all'istituto della proroga, tenuto conto che un'opposta lettura delle norme sarebbe in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost.“.