Rimozione Completamento Automatico Google - Avvocato Trattamento Dati

Sul ricorso di un ex terrorista che chiedeva la cancellazione dal web delle notizie relative agli arresti e ai fatti di cui si era reso protagonista negli anni Settanta e Ottanta, il Garante per la protezione dei dati personali si è espresso con il provvedimento n. 152 del 31 marzo 2016, doc. web n. 4988654, rigettando la richiesta di rimuovere dai risultati di ricerca gli URL contestati.
La vicenda aveva coinvolto anche i suggerimenti visualizzati dalla funzione di “Completamento automatico” di Google in associazione al suo nominativo, che nel frattempo erano stati rimossi dal motore di ricerca.
La decisione richiama la posizione pubblica del ricorrente e l’efferatezza dei crimini riportati come elementi contrari al riconoscimento del diritto all’oblio e favorevoli, invece, al contrapposto diritto all’informazione e alla tutela della memoria storica del Paese.
Memoria storica e motori di ricerca: gli anni di piombo
A cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, l’Italia attraversa un periodo buio che rimarrà inciso nella storia nazionale come gli anni di piombo.
Un appellativo che richiama il ricorrente impiego delle armi da parte di esponenti degli estremismi politici che miravano ad imporre uno stato di terrore sovvertendo l’ordine democratico.
Germania e Italia in quel periodo condividono la quotidiana narrazione di eventi simili.
Una brillante regista tedesca trasforma le cronache del suo Paese in un film di denuncia intitolato, appunto, “Anni di piombo”, facendo penetrare nell’immaginario collettivo il richiamo alle pallottole e alla pesantezza del clima sociale e politico di quegli anni.
Diritto all’oblio per stragi e attentati di matrice terroristica
Dietro ad apparenti ragioni ideologiche si celano preparazioni di stragi e attentati di matrice terroristica che condizionano lo svolgimento della vita sociale e politica e finiscono per segnare indelebilmente la storia del Paese.
Magistrati, politici, giornalisti e, più in generale, coloro che incidono sull’indirizzo politico e culturale della nazione attraverso le rispettive professioni finiscono nel mirino dei terroristi.
A prescindere dalla loro appartenenza politica, poiché il terrorismo diviene trasversale, espressione estrema di uno scontro che in quegli anni coinvolge differenti matrici ideologiche.
Da allora sono trascorsi decenni e molti degli artefici e dei fiancheggiatori del terrorismo interno hanno saldato i loro conti con la giustizia, hanno scontato lunghe detenzioni in carcere e, una volta usciti, hanno ridisegnato le proprie esistenze. Più difficile, tuttavia, è riuscire a liberarsi dell’immagine pubblica costruita intorno ai fatti commessi.
Come cancellare una vecchia notizia negativa dai risultati Google
È quanto accade ad un cittadino italiano, protagonista di alcuni gravissimi episodi criminosi di quel periodo.
Dopo essere uscito dal carcere, l’uomo ha intrapreso un’onesta professione e vive ormai dei proventi del proprio lavoro.
Per questa ragione non riesce ad accettare che, pur essendo trascorsi decenni dalla commissione dei reati, tra i quali anche un omicidio per il quale era stato condannato, digitando il proprio nome su Internet continuino ad apparire risultati che lo associano agli anni di piombo e alle vicende che li caratterizzarono.
Il problema è tipico delle richieste di cancellazione dalla ricerca Google e deindicizzazione dei risultati: una notizia può continuare ad essere accessibile per anni, o persino decenni, semplicemente digitando il nome e il cognome dell’interessato.
Tuttavia è indubbio che, nel caso esaminato, il ricorrente abbia contribuito in maniera determinante alle vicende di quel periodo storico, come dimostrano la gravità dei fatti commessi e il perdurante interesse dei principali canali di informazione.
Diritto all’oblio dopo una condanna penale per omicidio
Le più importanti testate giornalistiche e le agenzie di stampa, quando ricostruiscono determinati avvenimenti, continuano a indicare l’ex terrorista come uno degli esponenti di quel periodo e accompagnano spesso la descrizione dei fatti con fotografie risalenti a quegli anni.
L’enciclopedia online Wikipedia gli ha dedicato una pagina monografica e sono stati svolti studi sulla sua presunta partecipazione ad un ulteriore omicidio di matrice terroristica, dal quale fu successivamente scagionato.
Uno studente universitario ha persino basato la propria tesi di laurea sulla sua figura, approfondendone la personalità e le azioni.
Uno scrittore, nel ricostruire in un libro le tensioni sociali e politiche degli anni di piombo, gli ha dedicato un intero capitolo.
Sul sito della Camera dei deputati risultavano inoltre disponibili documenti processuali relativi ad un processo per mafia nel quale l’uomo aveva reso alcune dichiarazioni importanti. Lo stesso interessato, peraltro, continuava ad esternare pubblicamente le proprie convinzioni politiche attraverso un blog.
Rimozione dei suggerimenti di completamento automatico Google
A fronte del diniego di Google di accogliere integralmente le richieste formulate ai sensi della normativa allora vigente, il ricorrente si rivolge al Garante per la protezione dei dati personali, che decide il caso il 31 marzo 2016 dopo aver esaminato la documentazione e le posizioni delle parti.
Il ricorrente chiede la rimozione di dodici URL, dei relativi snippet e dei suggerimenti di ricerca associati al proprio nome e cognome.
Ma che cosa sono i completamenti automatici del motore di ricerca?
I completamenti automatici mostrano agli utenti possibili query mentre stanno digitando una ricerca, anticipando le parole o le espressioni che potrebbero voler inserire.
Il problema non riguarda quindi soltanto la permanenza dell’articolo nel sito che lo ha originariamente pubblicato. Occorre distinguere tra cancellazione della pagina, aggiornamento della notizia e deindicizzazione o rettifica dell’articolo giornalistico, rimedi differenti che possono produrre conseguenze altrettanto differenti sulla reperibilità delle informazioni.
Quando Google può negare il diritto all’oblio
Google nega la sussistenza dei presupposti per la deindicizzazione, richiamando il preponderante interesse pubblico alla conoscenza delle informazioni.
Considerata l’efferatezza dei crimini riportati dalle notizie e il rilevante ruolo assunto dal ricorrente nelle vicende storiche narrate, il motore di ricerca ritiene che non possano essere applicati in suo favore i criteri elaborati a partire dalla sentenza Google Spain contro Costeja González.
Secondo questa impostazione, non vi sarebbero quindi gli estremi per accogliere la richiesta di rimozione degli URL.
Google rimuove i suggerimenti di completamento automatico
In via preliminare, il Garante rileva che uno degli URL contestati non è più indicizzato, poiché l’archivio che lo contiene è divenuto accessibile soltanto a pagamento.
Inoltre, i suggerimenti visualizzati attraverso la funzione di “Completamento automatico” associati al nominativo del ricorrente erano già stati rimossi da Google.
Su questi aspetti non vi era quindi più necessità di un ordine dell’Autorità.
Quanto alla richiesta di rimuovere e deindicizzare gli altri undici URL contestati, il Garante procede invece ad una valutazione basata sui criteri generali elaborati in materia di diritto all’oblio.
Decorso del tempo e diritto all’oblio: quando una notizia diventa troppo vecchia?
Il Garante rileva che uno degli elementi fondamentali del diritto all’oblio è rappresentato dal tempo trascorso dal verificarsi dei fatti cui si riferiscono le notizie restituite dai motori di ricerca.
In generale, con il passare degli anni, l’interesse pubblico alla conoscenza di una notizia può progressivamente affievolirsi.
L’eccezione è rappresentata, tuttavia, dalla particolare gravità dei fatti narrati.
Quando le informazioni riguardano reati estremamente gravi, la richiesta di eliminare il collegamento tra il nome della persona e le vicende giudiziarie che la riguardano deve essere valutata con particolare attenzione. Non esiste, quindi, un automatismo in base al quale il semplice trascorrere di molti anni determini necessariamente il diritto alla cancellazione.
Nella fattispecie esaminata dal Garante, le informazioni restituite da Google digitando il nome e il cognome dell’interessato riguardavano reati di stampo terroristico ed eversivo dell’ordine democratico commessi da un protagonista di primo piano degli anni di piombo.
Quegli avvenimenti continuavano inoltre ad essere oggetto di ricostruzione da parte delle principali testate di informazione, della pubblicistica e degli studi storici.
I fatti possono essere troppo gravi per essere dimenticati dalla collettività
Il lunghissimo periodo trascorso dai fatti non è sufficiente, secondo il Garante, per riconoscere nel caso concreto il diritto alla rimozione degli URL.
La ragione è nella particolare natura delle informazioni: non si tratta soltanto di una vecchia cronaca giudiziaria che ha perso ogni collegamento con il presente, ma di fatti entrati a far parte della memoria collettiva e della storia italiana.
L’attenzione pubblica verso quel periodo rimane viva e la gravità delle condotte assume un peso determinante nel bilanciamento tra la posizione individuale del ricorrente e il diritto della collettività ad accedere alle informazioni.
Diritto ad essere dimenticati e diritto di non dimenticare
Alla base delle richieste di rimozione e deindicizzazione di contenuti capaci di incidere sulla dignità, sulla reputazione e sulla vita personale di un individuo vi è il difficile equilibrio tra interessi contrapposti.
Un precedente fondamentale è rappresentato dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso Google Spain contro Costeja González, che ha segnato profondamente l’elaborazione europea del diritto alla deindicizzazione.
Il decorso del tempo da un lato e l’interesse pubblico alla conoscenza dall’altro costituiscono così due dei principali elementi da mettere sul piatto della bilancia.
La rimozione dei contenuti dai motori di ricerca per diritto all’oblio non può infatti trasformarsi in uno strumento capace di cancellare fatti che, per la loro importanza, appartengono non soltanto alla biografia individuale di chi li ha commessi, ma anche alla storia di una collettività.
Ex appartenenti a organizzazioni terroristiche e diritto all’oblio
Il problema non è isolato.
In un altro caso relativo ad un ex appartenente ad un’organizzazione terroristica, un articolo di un quotidiano locale aveva riportato il ritrovamento di un arsenale di armi, accompagnando la notizia con fotografie e riferimenti personali.
Anche in situazioni di questo tipo emerge la stessa tensione: da una parte l’interesse della persona a non restare per sempre prigioniera del proprio passato, dall’altra quello della società a conservare la possibilità di ricostruire eventi che hanno segnato la propria storia.
Una vita profondamente intrecciata con avvenimenti di rilevanza storica può dunque rendere particolarmente difficile ottenere una completa cancellazione delle tracce digitali del passato.
Avvocato per diritto all’oblio, deindicizzazione e cancellazione dei risultati Google
Il caso dimostra perché una richiesta di cancellazione da Google non possa essere valutata soltanto sulla base degli anni trascorsi dalla pubblicazione. Occorre verificare che cosa racconta la notizia, se i fatti sono ancora di interesse pubblico, quale ruolo abbia avuto la persona coinvolta, se le informazioni siano aggiornate, pertinenti e corrette e quale pregiudizio produca oggi la loro immediata reperibilità attraverso il nome dell’interessato.
Quando una vecchia vicenda giudiziaria continua a comparire nelle ricerche online, la soluzione non coincide necessariamente con la cancellazione dell’articolo originario. In alcuni casi può essere richiesta la deindicizzazione del risultato da Google; in altri può essere più appropriato chiedere l’aggiornamento o la rettifica dell’articolo pubblicato online. La tutela deve essere individuata esaminando concretamente gli URL, gli snippet, le parole associate alla ricerca e il contenuto delle singole pubblicazioni.
L’assistenza di un Avvocato consente di valutare preliminarmente se esistano i presupposti per rivolgere la richiesta al motore di ricerca, all’editore della pagina o all’Autorità competente. Lo Studio Legale può inoltre verificare se, accanto al diritto all’oblio, emergano differenti profili di tutela della reputazione, dell’immagine e dei dati personali. Il confronto con un Avvocato dello Studio Legale diventa particolarmente importante quando la notizia deriva da un procedimento penale, perché il diritto individuale alla riservatezza deve essere necessariamente confrontato con la gravità dei fatti, l’esito del procedimento e l’eventuale persistenza dell’interesse pubblico alla loro conoscenza.